Pensioni. Esodati e precoci attendono il decreto del 10 gennaio

L’importo deliberato dal Governo per i provvedimenti pensionistici si sono ridotti passando dai 6.7 miliardi ai 3.968. Precoci, donne, esodati: quale futuro per loro? L’aspettativa di vita viene bloccata per tutti tranne che per le pensioni di vecchiaia; previste le finestre: quota 42/10 per gli uomini e 41/10 per le donne. Non ci saranno differenze tra pubblico e privato. La Ragioneria di Stato ha bocciato i coefficienti di trasformazione.

Al momento i precoci non potranno beneficiare della quota 41 questione che il governo ha rimandato al 2022. Assenti nella legge di bilancio 2019 pubblicata in Gazzetta Ufficiale le norme in materia pensionistica mentre sono stati annunciati decreti legge per il 10 gennaio; inevitabili per chiarire la situazione per le donne, in attesa della proroga di opzione donna, per la proroga dell’ape sociale e per i precoci.

Resta il nodo esodati, da 7 anni in attesa che qualcuno si faccia carico del loro dramma e risolva un’ingiustizia sociale alla quale sono stati condannati. Se il decreto non sarà retroattivo, a pagarne le spese saranno le categorie più deboli che fino al 31/12/2018 hanno potuto usufruire dell’ape sociale.

Previsti fondi di solidarietà messi in campo da aziende interessate al cambio generazionale.

Fondi bilaterali come scivolo per raggiungere la pensione, usufruibili da quanti avranno almeno 59 anni d’età e 35 di contributi e si reggeranno su finanziamenti ad hoc delle aziende interessate alla staffetta generazionale. Le aziende interessate potranno erogare un assegno previdenziale a tutti quei lavoratori a cui manchino non più di tre anni al raggiungimento della quota 100, però la condizione necessaria é che ciò avvenga con precisi accordi sindacali. L’obbligo di assunzione verrebbe meno solo per quelle aziende che risultassero in crisi anche solo temporanea.

Da non confondere con l’«isopensione», cioè la possibilità per le aziende di mandare in pensione i lavoratori anche 7 anni prima dei requisiti previsti dall’attuale Legge Fornero. L’isopensione prevede in fatti che il costo dell’assegno sia interamente a carico delle aziende.

Mentre il fondo di solidarietà potrebbe avere un costo per le imprese fiscalmente deducibile e dunque più abbordabile. Allo studio anche agevolazioni quali prestiti agevolati, per tutti quei datori di lavoro che assumeranno in sostituzione a quanti usciranno con la quota 100 normale. Insomma il Governo sta cercando di calcolare le lacune che potrebbero portare ad un eventuale flop della misura. Il problema restano i soldi: non ci sono per tutti ma restano delle priorità come appunto gli esodati che meritano di essere risolti per primi.

Il sistema pensionistico italiano paga lo scotto di non essere mai stato davvero un Ente paritario; usato come bancomat è arrivato al punto di non avere, in cassa, nemmeno il denaro necessario per alzare le pensioni che non coprono neanche metà mese. Basterebbe lavorare intorno ad un principio sacrosanto: tutti hanno diritto ad una pensione, ad una pensione che permetta di vivere e curarsi. Basterebbe uniformare il costo dei contributi, oggi diversificati per categorie: sarebbe il primo passo verso l’uguaglianza di genere.

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Roberta Lemma

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