Soppressi i Servizi tecnici territoriali ma lo Stato non risparmia nulla

La riduzione della spesa pubblica ha senso nella misura in cui il taglio praticato non incide sulla produttività e sulla efficienza del servizio. Se, viceversa, si creano disagi ai cittadini allora è meglio soprassedere.

Quella che abbiamo appena enunciato è un regola di buon senso. Il nostro codice civile, che, com’è noto, risale al 1942, spesso utilizza come canone di riferimento la diligenza del buon padre di famiglia.

Se la pubblica amministrazione fosse gestita con il ricorso a questo criterio ci sarebbero degli indubbi vantaggi per tutti, utenti e impiegati statali. Ma così non è. Specie si va prendere in considerazione l’ambito di azione dell’Agenzia delle Entrate.

Il direttore generale dell’ex “costola” del Mef – che ha fagocitato in un solo boccone l’Agenzia del Territorio e non perde occasione di rimarcare la propria autonomia e indipendenza – con una delibera di riorganizzazione interna ha deciso la soppressione dei 38 reparti Servizi Tecnici.

Stiamo parlando dei pubblici funzionari specializzati in perizie di stima su beni immobili; pareri di congruità tecnico-economica, accertamenti in merio alla regolare esecuzione di lavori su immobili o di forniture di beni e servizi; verifica dello stato d’uso e quantificazione di eventuali danni di beni immobili.

Insomma, competenze non da poco, molto importanti per i cittadini. Per i motivi che si possono agevolmente intuire.

Che cosa è accaduto?

È successo che le competenze sono state attribuire alle Direzioni provinciali, costringendo i cittadini ad affrontare notevoli disagi per poter sbrigare le pratiche di loro interesse.

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