Ombre sul Social che promette soldi a chi pubblica e compra online

Metti un Social che promette e non mantiene le promesse. E poi una serie di collegamenti da approfondire che fanno presumere l’esistenza di una struttura piramidale. Insomma di elementi da chiarire nella storia che una presunta vittima ha raccontato di recente alla Federcontribuenti ce ne sono eppure tanti.

Qualche settimana fa Riccardo si è presentato presso la sede della organizzazione, consegnando una copia della denuncia querela depositata presso la Guardia di Finanza contro una società chiamata “Amicopolis”. Come solitamente accade in circostanze del genere, attesa anche la gravità delle accuse contenute nell’atto consegnato alle Fiamme Gialle, l’associazione per il tramite dei suoi esponenti di primo piano, si è subito attivata per verificare la fondatezza e l’attendibilità del resoconto.

Quello che è emerso dopo un normale controllo attraverso gli strumenti della Rete vale la pena di essere raccontato. Ma cominciamo dall’inizio e cerchiamo di capire di cosa stiamo parlando e quali implicazioni ci sono.

Che cos’è e come funziona “Amicopolis”

Amicopolis è un nuovo Social Network, mirato proprio a ricompensare le persone iscritte, per i contenuti che vengono condivisi. Il social è online dal Febbraio del 2017, ma il lavoro di programmazione è iniziato nel 2013. Il principio da cui muove è tale da richiamare subito l’attenzione degli utilizzatori della Rete: chi naviga su internet e partecipa alla “vita” dei social network, spesso non è ancora consapevole dell’enorme valore del materiale che pubblica e del diritto d’autore che gli spetterebbe per tutte le sue azioni sul social, tra cui anche post, foto e video. Ed ecco la trovata geniale: gli utilizzatori della piattaforma ricevono una parte dei profitti, maturati dall’utilizzo del Social. Tali profitti sono prelevabili, al raggiungimento della soglia dei 300 euro, su carta PostaPay o bonifico bancario.

“Amicopolis”, dunque, si presenta come un concorrente del più noto Facebook, che paga con soldi reali le azioni degli utenti. Due sono le principali fonti di finanziamento: la pubblicità veicolata attraverso la visualizzazione delle pagine ed i “polis”, ossia crediti da utilizzare per l’acquisto di prodotti sponsorizzati sulla propria piattaforma di ecommerce.

Nella denuncia querela consegnata a Federcontribuenti, che risale al mese di dicembre 2018, la vittima del presunto raggiro fa presente di essere entrata nel meccanismo su consiglio di un amico: “nella presentazione del social si specificava di poter ottenere circa 3 euro al giorno, postando quanto di solito postiamo su gli altri noti social e che alla soglia di 300 euro si poteva richiedere un bonifico”. Una prospettiva molto allettante, dunque.

Senonché la società non avrebbe adempiuto ai propri impegni nei confronti delle ditte che avrebbero anticipato prodotti e spedizioni, né degli iscritti che avrebbero raggiunto la fatidica “quota 300” (non confondere con quella in auge nel governo giallo-verde..) e nemmeno dei dipendenti.

La richiesta di aiuto non lascia spazio ad interpretazioni: “Sono stato convinto, come socio della mia ditta, ad acquistare questi spazi pubblicitari, ho spedito gli articoli regolarmente ma, non solo non ci hanno pagati per oltre 10 mila euro ma, appena abbiamo iniziato ad insistere per far valere le nostre ragioni, siamo stati prima bannati e ci hanno intimato di non insistere”.

Qualche verifica

La Federcontribuenti, attraverso il suo ufficio legale, inizia ad approfondire la questione e scopre, anche grazie alle segnalazioni pervenute per iscritto e diventate parte integrante di un esposto depositato in Procura, che intorno ad “Amicopolis” ruoterebbero altre realtà societarie e un non meglio definito “social cash”, descritto come un contenitore dove raccogliere il denaro investito dagli utenti che avrebbe garantito straordinari interessi mensili. A quanto pare dopo i primi tre mesi il meccanismo si sarebbe interrotto, facendo perdere tutto a chi si è lasciato abbindolare dai facili guadagni, addirittura ricorrendo a prestiti e mutui.

Ci sarebbero poi altre “stranezze” e un nome ricorrente che lascia supporre l’esistenza di un fil rouge tra soggetti all’apparenza distanti l’una dall’altra. Il tutto viene segnalato a chi di dovere. Senza entrare nel merito della vicenda, sulla quale, come è giusto che sia, si pronuncerà la magistratura è opportuno farsi qualche domanda. È legale investire per conto terzi capitali? La risposta non può che essere questa: è legale quando chi lo propone ha l’autorizzazione ad operare nei mercati finanziari. Nel caso di specie siamo entro questo recinto? La denuncia dell’utente che si è rivolto alla Federcontribuenti ha scoperchiato il classico vaso di pandora. Al momento l’unica organizzazione ad essere finita in tribunale, è l’Aduc rea, secondo Amicopolis, di aver lasciato spazio libero, nel proprio forum pubblico, agli ingannati. Ma i giudici hanno ritenuto sussistente l’esimente del diritto di cronaca.

Come finirà questa storia?

La Guardia di Finanza ha iniziato le indagini sulla struttura piramidale segnalata dagli utenti rimasti coinvolti nell’inganno. Ci sarebbero gruppi su gruppi e società su società. Non resta che attendere però, consigliamo a tutte le persone coinvolte di non lasciarsi intimidire e di farsi avanti, sporgendo denuncia o rivolgendosi ad una associazione per vedersi tutelati in ogni sede.

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Roberta Lemma

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