Nomine nell’Agenzia delle Entrate, dirigenti interni spesso mortificati

Un ufficio provinciale di primissimo piano dell’Agenzia delle Entrate (ex Territorio) resta vacante.  La Direzione regionale bandisce, con congruo anticipo, un’apposita procedura rivolta a dirigenti in servizio ma non riesce a trovare la persona giusta. Ecco allora che arriva in soccorso il famigerato articolo 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165.

Cosa prevede? Di dare la stessa chance a “persone di particolare e comprovata qualificazione professionale che abbiano svolto attività in organismi ed enti pubblici o privati ovvero aziende pubbliche o private con esperienza acquisita per almeno un quinquennio in funzioni dirigenziali, o che abbiano conseguito una particolare specializzazione professionale, culturale e scientifica desumibile dalla formazione universitaria e postuniversitaria, da pubblicazioni scientifiche e da concrete esperienze di lavoro maturate per almeno un quinquennio, anche presso amministrazioni statali, in posizioni funzionali previste per l’accesso alla dirigenza, o che provengano dai settori della ricerca, della docenza universitaria, delle magistrature e dei ruoli degli avvocati e procuratori dello Stato”.

L’impressione di chi conosce bene i meccanismi della pubblica amministrazione è che, nella fattispecie, si ricorra troppo spesso alla soluzione di riserva.

Come è possibile che dirigenti in servizio permanente effettivo vengano scartati?  Non è che attraverso il sistematico ricorso all’articolo 19 si vuole aggirare la norma secondo la quale l’accesso alla dirigenza pubblica avviene mediante concorso?

I vertici dell’Agenzia delle Entrate, di cui ben conosciamo l’efficienza, hanno optato per la “scorciatoia” anche di recente. E non è l’unica volta.

Per la nomina del direttore dell’Ufficio provinciale ex territorio di Milano, la scelta (dopo che la selezione tra dirigenti non è andata a buon fine, in quanto “non sono state individuate professionalità idonee”), è ricaduta sull’ingegnere Gianluca Salamone, funzionario di terza area – incaricato di posizione organizzativa temporanea (POT).

Vicenda analoga a Brescia. Qui “per rendere quanto più possibile tempestiva la copertura della suddetta posizione, fermo restando che l’attribuzione dell’incarico potrà comunque intervenire solo dopo aver valutato con priorità la posizione dei dirigenti interni all’Agenzia, possono manifestare la propria disponibilità, ai sensi dell’art. 19, comma 6, del decreto legislativo 30 marzo 2001, n. 165, anche persone di particolare e comprovata qualificazione professionale che abbiano svolto per almeno cinque anni funzioni dirigenziali presso organismi, enti o aziende pubbliche o private”. Sembra quasi che si dia per scontato che la selezione tra i dirigenti sia destinata a fallire.

Che cosa aspetta il cosiddetto “governo del cambiamento” ad intervenire?

Cari presidente del Consiglio Giuseppe Conte e vicepremier Luigi Di Maio e Matteo Salvini perché non battete un colpo e cancellate il famigerato l’articolo 19 che, nelle intenzioni di chi lo ha ideato, avrebbe dovuto rappresentare l’eccezione mentre, invece, oggi costituisce la regola?

Il fatto di aver cambiato il vertice dell’Agenzia non vi esonera dall’obbligo politico, morale e, perché no, anche giuridico di dare attuazione alle sentenze della magistratura italiana che ha detto, a chiare lettere, che alla dirigenza si accede mediante concorso.

Meditate gente, meditate…

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