Abbandonata dallo Stato appello di Nadia Gentilini a Cafiero De Raho

Un appello al Procuratore Nazionale Antimafia Federico Cafiero De Raho, affinché la convochi per ascoltare il suo calvario e induca le forze dell’ordine a proteggere la sua vita e la tranquillità dei familiari.

A lanciarlo, dalle colonne de “La Voce dei cittadini”, è l’ex agente immobiliare di Chiavari, Nadia Gentilini, al centro di una intricata vicenda legata ad un maxi affare immobiliare, dietro le quinte del quale si annida un coacervo di intrecci tra politica, malaffare e ndrangheta.

Il “no” che ha trasformato la sua vita in incubo e tutto quello che ne è seguito sono raccontati nel libro “Annientata. La mia lotta per la legalità” edito da “Il seme bianco” con la prefazione di Marco Paccagnella, presidente nazionale di Federcontribuenti.

Ed ecco la rivelazione: “Di recente ho ricevuto l’ennesimo messaggio intimidatorio, una busta listata a lutto appoggiata sullo zerbino dell’abitazione che mi ospita. Sono senza fissa dimora da sette anni, non risulto residente in nessun comune, non ho carta di identità, ma questo è il “loro” metodo per farmi capire che non solo sanno dove sono ma che sono vicini a me. Sono anni che esco di casa domandandomi se ne farò rientro, che sobbalzo ad ogni rumore notturno. Ci sono altri fatti che sono accaduti in questi giorni ai miei familiari che riguardano questo contesto mafioso e sono pronta ad allontanarmi dalla mia famiglia se non interviene al più presto la Direzione Nazionale Antimafia, e a questo punto parlerò solo con il procuratore nazionale, Cafiero De Raho, semmai vorrà ricevermi”.

Non potevamo lasciare cadere nel vuoto quel disperato grido di aiuto. Allo stesso tempo riteniamo sia opportuno avviare una riflessione sul modo in cui taluni si sono approcciati al caso.

La domanda, come direbbe l’ottimo Antonio Lubrano, sorge spontanea: Nadia Gentilini sta mentendo oppure la Procura di Genova non riesce a fronteggiare nel modo giusto la ‘ndrangheta?

Federcontribuenti è dalla sua parte: “Abbiamo visionato, assieme agli avvocati, tutti gli atti, i documenti, le denunce e non c’è ministro o membro della Commissione antimafia che non li abbia letti e – a detta di molti – bisognerebbe chiarire, anche con l’invio degli ispettori, le archiviazioni, i silenzi, le verifiche mai fatte partire”. Addirittura in un documento si parla di traffico di armi, droga e rifiuti nel porto di Lavagna: “Ora Nadia ha bisogno di una scorta perché la sua vita è in pericolo”.

Il diario che la diretta interessata ha deciso di aggiornare, giorno per giorno, la dice lunga sullo spirito dell’imprenditrice che ha scelto, coraggiosamente, di dire no: “Ho deciso di tenere un diario giornaliero, perché sono in pericolo e voglio resti traccia di chi ha voluto la mia morte e di chi non ha difeso la mia vita ma anche la legalità”.

Nadia Gentilini presenta esposti e denunce a seguito delle minacce e atti intimidatori subiti: “Tutta questa situazione – dice – è paradossale, ho denunciato la mafia, la più pericolosa, quella che per eliminarti o ti butta da una finestra per poi far credere a un suicidio, o come accaduto a me crea i presupposti per annientarti. Ho subito minacce e le ho denunciate evidenziandone il contesto mafioso ma nessun magistrato mi ha convocato. Hanno avvicinato mio padre e il mio compagno perché il loro intento è crearti il vuoto intorno e poi colpirti”

“Ho trascorso – conclude – 17 anni dietro le sbarre mafiose e la mia condanna sembra senza fine. Sbarre invisibili che mi hanno avvolto come un sudario fino a spegnermi la vita, ma ciò che più mi ha uccisa è stata l’indifferenza, la mediocrità della magistratura in primis e degli organi dello Stato poi”.

Chi ha interesse a chiudere la bocca a questa donna? Perché tanti cronisti autorevoli, pur raccogliendo materiale, alla fine non hanno dedicato una riga all’argomento?

Nadia ricorda di aver girato come una trottola per uffici; “ho stampato centinaia di pagine per documentare quanto andavo gridando e in tutta risposta mi son vista archiviare denunce in tutta fretta. Ho chiesto aiuto a Libera, ad onorevoli, mi sono rivolta a chiunque mi sembrasse capace di annientare questa nuvola tossica sulla Liguria. Ma niente. A tendermi una mano la Federcontribuenti”.

L’ex agente immobiliare fa riferimento a una lunga serie di documentazione che spazia da Chiavari al porto di Lavagna, alla località Cavi di Lavagna e Genova. Insomma di elementi sui quali occorre fare chiarezza ce ne sarebbero e – aggiungiamo noi – l’opinione pubblica ha diritto di sapere come stanno davvero le cose.

Anche per questo è necessario salvaguardare l’incolumità di Nadia Gentilini.

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Roberta Lemma

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