Presidio davanti alla sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze allestito dal “Comitato 16 novembre”

di Carletto Minebari

Ancora una volta i disabili gravi e gravissimi e i loro caregiver sono scesi in piazza per protestare contro l’inerzia della politica. “Noi non abbiamo scelto di soffrire ma di lottare” – hanno gridato i manifestanti nel corso del presidio allestito, come da noi ampiamente annunciato, davanti alla sede del Ministero dell’Economia e delle Finanze.

Una protesta organizzata dal Comitato 16 novembre che, com’è noto, rappresenta i malati di Sla e di altre patologie altamente invalidanti, per chiedere un aumento del fondo per la non autosufficienza. 

Il punto nodale è che le risorse stanziate sono poche per far fronte ai bisogni quotidiani e questo danneggia non poco una fascia di cittadini italiani particolarmente vulnerabili che, al contrario di quanto accade, avrebbero bisogno di essere accompagnati da istituzioni meno lontane. 

La presidente Mariangela Lamanna, che è una vera e propria “lottatrice”, ha spiegato con chiarezza e determinazione i termini del problema: “Quanto stanziato fino a questo momento è assolutamente insufficiente per far fronte alla platea dei beneficiari. Parliamo di 1 milione e 700mila disabili; se si aggiunge la popolazione anziana si raggiungono quattro milioni di persone con disabilità che devono essere assolutamente assistite, si capisce bene che 573 milioni di euro non possono soddisfare questa gran platea di beneficiari”.

La “paladina” dei diritti dei disabili gravi e gravissimi ha, altresì, sottolineato che “non si possono stanziare delle risorse senza legarle a quella che è la vera riforma per la non autosufficienza: ovvero un piano. Che deve servire a stabilire dei criteri che siano uguali su tutto il territorio nazionale: vanno stabiliti i livelli essenziali di assistenza che equiparino il trattamento del disabile da Nord a Sud”. “Chiediamo – ha concluso – l’immediata convocazione del tavolo per la non autosufficienza, perché non si può fare una rete di protezione sociale senza le associazioni”.  

Alla manifestazione era presente anche il disability manager del Comune di Roma, Andrea Venuto per “raccontare quello che facciamo a Roma”. Una delegazione dei componenti del presidio è stata ricevuta da Vincenzo Zoccano, Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri con deleghe a Famiglia e Disabilità.

A sostenere le ragioni delle persone non autosufficienti è arrivato anche il conduttore televisivo, autore, sceneggiatore, regista e scrittore, Pierfrancesco Diliberto (Pif): “Il problema qui – ha detto – è che non si chiedono solo soldi. Si chiede un dialogo, e la politica parte con piede sbagliato: il fatto che queste persone debbano venire in piazza dimostra che di fatto la politica ha fallito. Si chiede sensibilità, attenzione. Purtroppo su questo la politica è bipartisan”.   

Mina Welby, vedova di Piergiorgio Welby e co-presidente dell’associazione Luca Coscioni, presente al presidio dei disabili gravi e gravissimi al ministero dell’Economia ha auspicato che vi siamo maggiori possibilità di cure a domicilio per i disabili gravi e gravissimi di essere assistiti a domicilio: “Credo che il governo debba riflettere – ha affermato – e dare più possibilità di rimanere a casa, a domicilio: quando le persone sono sole nelle Rsa dove non ricevono visite da nessuno non la chiamerei una eutanasia, ma una malatanasia”. “La vita non viene apprezzata in modo giusto – a aggiunto – perché il personale non ha il tempo di dedicarsi alle persone singole. Vorrei che tutti potessero rimanere a casa ed essere accuditi, e che venga fatto un progetto di diagnosi, prognosi, oltre che terapeutico e assistenziale a domicilio per tutti. Questa sarebbe la cosa più sensata”.

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