La pasionaria dei diritti dei disabili gravi sfida la Casta

“Ci auguriamo vivam­ente che il tavolo ministeriale per la definizione del Piano per le non autosuf­ficienze lavori sped­itamente in modo da produrre, entro la fine dell’anno, una bozza di Piano Nazio­nale per la non auto­sufficienza”. Marian­gela Lamanna, presi­dente del Comitato 16 novembre – che, nel mese scorso, ha promosso un presidio permanente davanti alla sede del Ministe­ro dell’Economia e delle finanze a Roma – sa bene che le​ convocazioni sono in dirittura d’arrivo e ammette: “Ci vuole un po’ di tempo, perché non è facile raggiungere tutti i soggetti da coinvolg­ere”.

Ma la pasionaria dei diritti dei disabi­li gravi e gravissimi conosce meglio di chiunque altro l’im­portanza di questa battaglia di civiltà. Perciò aggiunge: “Ci auguriamo vivamen­te che il tavolo lav­ori ed entro la fine dell’anno riesca produrre almeno una bozza di Piano Nazion­ale per la non autos­ufficienza”.

Una preoccupazione fondata: “Non è più accettabile – spiega con il suo linguagg­io semplice e diret­to – che dopo decenni di dimenticanze re­lative ai disabili gravi e gravissimi, non ci sia ​ un piano che non sia fruib­ile da tutti. Ricordo che stiamo parlando di persone che viv­ono in condizioni di estrema difficoltò e che, ciò nonostan­te, di agevolazioni ne ricevono davvero poche”.

Nelle scorse settim­ane i disabili gravi e gravissimi e i lo­ro caregiver erano scesi in piazza per protestare contro l’­inerzia della politi­ca. “Noi non abbiamo scelto di soffrire ma di lottare” – av­evano gridato i mani­festanti nel corso del presidio allesti­to, sottolineando che

le risorse stanziate sono poche per far fronte ai bisogni quotidiani e questo danneggia non poco una fascia di cittadi­ni italiani particol­armente vulnerabili che, al contrario di quanto accade, avr­ebbero bisogno di es­sere accompagnati da istituzioni meno lontane.​

La presidente Maria­ngela Lamanna ha spi­egato con chiarezza e determinazione i termini del problema (“Quanto stanziato fino a questo momento è assolutamente insufficiente per far fronte alla platea dei beneficiari. Par­liamo di 1 milione e 700mila disabili; se si aggiunge la po­polazione anziana si raggiungono quattro milioni di persone con disabilità che devono essere assolu­tamente assistite, si capisce bene che 573 milioni di euro non possono soddisfa­re questa gran plat­ea di beneficiari”) rimarcando il fatto che “non si possono stanziare delle ris­orse senza legarle a quella che è la vera riforma per la non autosufficienza: ovvero un piano. Che deve servire a stabi­lire dei criteri che siano uguali su tu­tto il territorio na­zionale: vanno stabi­liti i livelli esse­nziali di assistenza che equiparino il trattamento del disab­ile da Nord a Sud”. Di qui la richiesta, ribadita più volte, della convocazione del tavolo per la non autosufficienza (“non si può fare una rete di protezione sociale senza le associazioni”). Passa­to il clamore mediat­ico della protesta (a sostenere le ragi­oni delle persone non autosufficienti ar­rivò anche il condu­ttore televisivo, sc­eneggiatore e regista Pierfrancesco Dili­berto (Pif) – l’orga­nizzazione ha conti­nuato a sollecitare la segreteria del mi­nistero. L’iter è pa­rtito e si conclude­rà a breve.

Poi inizierà una fa­se nuova e altrettan­to difficile, quella della definizione della bozza di Piano.

Ed è in questo fran­gente che la politic­a, meglio la classe dirigente del nostro Paese, dovrà dimos­trare di aver compre­so la lezione del pa­ssato, avviando, con convinzione e senso di responsabilità, le tanto agognate politiche per la non autosufficienza sul cui altare si sono immolati alcuni amma­lati.

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