Leggi antisemite, presentato a Livorno il volume “Diario di un’infamia”

di Giuseppe Pagliuca

Nel salone de Il Tirreno a Livorno ha avuto luogo la presentazione del volume “Diario di un’infamia. Le leggi, le vite violate, il ricordo” curato da Bruno Manfellotto, ex direttore dell’Espresso e del Tirreno, e Fabio Demi, giornalista del Tirreno. All’incontro hanno partecipato Luigi Vicinanza, direttore de Il Tirreno, Giuseppe Sardu, presidente di Acque Spa, Vittorio Mosseri, presidente Comunità Ebraica di Livorno, e i due curatori del volume. Ha coordinato  i lavori Davide Guadagni, portavoce del rettore dell’Università di Pisa.

Il libro, edito da Pisa University Press con il contributo di Acque Spa, fa parte delle pubblicazioni che l’ateneo pisano ha dedicato nel 2018 agli ottant’anni dalla firma delle prime leggi antiebraiche in Italia. Già il titolo “Diario di un’infamia. Le leggi, le vite violate, il ricordo”, dice molto sulle enormi sofferenze provocate dalla scelta di Mussolini di discriminare e perseguitare gli ebrei. Il volume raccoglie, con molte fonti documentarie (alcune inedite) e immagini d’epoca, l’excursus delle leggi razziali italiane, la prima delle quali fu firmata il 5 settembre 1938 da re Vittorio Emanuele III nella tenuta di San Rossore.

Dopo la descrizione del contesto storico e della genesi della legislazione razzista italiana, se ne raccontano le conseguenze attraverso le storie di vite violate. Quella di Guido Cava che, bambino, fu escluso da scuola in quanto ebreo. Quella di Maria Furst Castro, ebrea polacca, che visse l’orrore di Auschwitz. Quella di Giuseppe Pardo Roques che fu ucciso nella sua abitazione a Pisa assieme ad altre undici persone. Quelle di tutti gli studenti e docenti che furono espulsi dalle università per la loro condizione di ebrei. Il testo contiene schede che raccontano altre personalità: Carlo Cammeo, maestro socialista ucciso a Pisa nel 1921 dall’insorgente squadrismo fascista; Elio Toaff, livornese, destinato a diventare un eccezionale rabbino capo delle comunità ebraiche italiane; Silvano Arieti, che attribuisce al suo incontro con Pardo Roques il motivo dei suoi studi che lo portarono a divenire uno dei massimi psichiatri del mondo. A tutto questo si aggiunge un capitolo che racconta il bagitto, la lingua segreta degli ebrei italiani.

Il volume si conclude con la cronaca delle iniziative, San Rossore 1938, che l’Università di Pisa ha voluto dedicare all’anniversario delle leggi razziali, e alle quali anche Fondazione Livorno ha dato il suo contributo, culminate con “La cerimonia del ricordo e delle scuse” che, il 20 settembre scorso, nel Palazzo della Sapienza a Pisa, ha visto riuniti tutti i rettori delle università italiane per offrire un riconoscimento morale ai rappresentanti di tutte le comunità ebraiche lì presenti. Un fatto storico di grande significato.

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