Il digiuno di Fratel Biagio sbugiarda l’indifferenza dei politici

A Palermo un uomo piccolo e apparentemente insignificante sta digiunando in catene da quasi due settimane e con il suo silenzio ci interroga sul senso vero della politica. Non lancia invettive, non conia slogan; semplicemente prega e sta accanto a Paul, un “fratello” dalla pelle scura, in Italia da 15 anni, che adesso le autorità vogliono cacciare, perché non ha più un lavoro. Su di lui, di nazionalità ghanese, “pende” come una mannaia un decreto di espulsione. Un provvedimento considerato ingiusto, perché non tiene conto dell’impegno che per oltre un decennio ha profuso come idraulico e volontario all’interno della Missione “Speranza e Carità” aiutando tanti italiani e stranieri ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana. Biagio Conte non è un prete e nemmeno un monaco ma un laico che ha abbandonato le ricchezze e gli agi familiari per seguire la strada della povertà. Con le debite proporzioni, è una sorta di San Francesco d’Assisi dell’era moderna. Come il Poverello veste una specie di saio ed è capace, con un semplice sguardo, di arrivare dritto al cuore del suo interlocutore. Per stare dalla parte degli ultimi ha fondato da tempo una struttura che sfama e assiste, con il solo aiuto della Provvidenza, oltre mille senzatetto. Quando a Paul hanno notificato il decreto non ha avuto la minima esitazione; si è precipitato ai piedi della statua del Beato don Pino Puglisi, nel cuore della città, e si è incatenato le caviglie Rese magre dalle migliaia di chilometri percorse in pellegrinaggio per l’Europa e il Marocco. Si nutre solo dell’Eucaristia e della solidarietà di centinaia di persone che lo sostengono in questa “maratona” non violenta. Ha inviato lettere e appelli a tutti i cittadini, alle istituzioni, al presidente della Repubblica, un messaggio di solidarietà per i continui attacchi a papa Francesco che lo scorso 15 settembre ha pranzato proprio nella missione degli “ultimi”. La sua è una testimonianza di fede autentica; eppure c’è chi lo accusa di “buonismo” come se la solidarietà e l’empatia verso il prossimo fossero elementi di cui vergognarsi. La protesta estrema di Biagio Conte è, a nostro sommesso giudizio, un grido d’allarme contro la disumanizzazione della politica. Questo accade perché la strategia ha preso il sopravvento sui valori e la crisi economica ha innescato una gigantesca guerra tra disperati, dove chi sta peggio cerca di proteggere quel poco che ha con tutti i mezzi, leciti o no. La Storia ci insegna che la disperazione genera mostri e che ci vuole molto poco per superare il limite della provocazione tollerabile. La Rete, del resto, pullula di messaggi che incitano all’odio e alla violenza, come se la soluzione ai tanti mali che affliggono il Belpaese (corruzione, criminalità, disoccupazione, ecc.) consistesse nell’isolarsi dal resto del mondo, un po’ come fa lo struzzo che nasconde la testa sotto la sabbia per non vedere. Chiudere i porti, erigere muri, negare a chi non ha soldi di mangiare alle mense scolastiche costituiscono provvedimenti spot, anzi vere e proprie aberrazioni, se non si accompagnano a politiche serie di gestione dei flussi migratori basate sul rispetto della dignità della persona umana, a prescindere dal sesso, dalla lingua, dalle convinzioni politiche e religiose. Per fare questo occorre eliminare la convinzione, alimentata da Social spesso “drogati”, che qualsiasi straniero che arrivi in Italia sia un malfattore. Lo diciamo a chiare lettere: chi delinque (trafficanti e sodali tanto per intenderci) sia perseguito nelle forme di legge, senza se e senza ma. E, soprattutto, senza proclami davanti alle telecamere. Le autorità pubbliche hanno, però, il dovere morale, prima ancora che giuridico, di soccorrere donne, bambini, anziani, ammalati e quanti affrontano i viaggi della morte dopo aver subito le violenze dei campi di concentramento libici. Di fronte a tutto questo, soprattutto i politici che si definiscono di ispirazione cattolica, non possono voltare la testa dall’altra parte. Né è ammissibile, almeno da un punto di vista etico, che chi ha responsabilità di governo, si trinceri dietro il fatto che impedendo l’ingresso dei nostri porti si evitino morti in mare. A questo proposito mi è venuta in mente la leggenda orientale citata dal professore Trabucchi nel volume di “Istituzioni di diritto civile” per spiegare il concetto di responsabilità: Un uomo deve attraversare il deserto; un nemico avvelena l’acqua contenuta nella sua borraccia e un altro la buca. E così, durante il tragitto, la vittima muore di sete. Chi sarà responsabile della sua morte? Quale dei due nemici vogliamo impersonare? Sta di fatto che ad avere la peggio è un nostro simile, un essere umano, creato ad immagine e somiglianza di Dio. Quanto vale una vita rispetto all’esigenza di creare un clima di paura per attrarre consenso? Ecco perché il gesto di Biagio Conte è un pugno nello stomaco nell’indifferenza della stragrande maggioranza dei nostri politici…

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