“Vi racconto il mio amico Gianni De Michelis”

Nei giorni scorsi è venuto a mancare, all’età di 78 anni, il professor Gianni De Michelis, figura centrale della mai tanto rimpianta Prima Repubblica. Deputato socialista dal 1976 al 1993, ministro dal 1980 al 1992 nei governi Cossiga, Forlani, Spadolini, Fanfani, Craxi, De Mita e Andreotti, fu lui a firmare, per l’Italia, il Trattato di Maastricht (1992). Di Gianni De Michelis come uomo, più che come politico, ne abbiamo parlato con l’amico e collaboratore Giorgio Palesa, dinamico imprenditore trevigiano, attuale socio di Var Aldebra (VARGROUP). Giorgio Palesa, soprannominato negli anni ottanta “Mister Hp” per la sua capacità di aprire in un solo anno ben 1500 punti vendita in Italia per la distribuzione delle mitiche calcolatrici hp.

Presidente, quando e come ha conosciuto Gianni De Michelis?

“La nostra amicizia è nata nel 1983. All’epoca avevamo entrambi una quarantina d’anni. Come presidente degli artigiani avevo sostenuto l’elezione di Maurizio Sacconi. E lui, durante una cena a Treviso, me lo presentò. Il nostro fu un incontro molto particolare”. Che cosa accadde di preciso? “Eravamo l’uno di fronte all’altro con Sacconi intento a fare le presentazioni. Feci per stringergli la mano, ma mi accorsi che lui si era distratto al passaggio di una bella ragazza che stava attraversando la sala in quel momento. Non mi persi d’animo e, in dialetto veneziano, gli dissi: ti va di conoscermi o preferisci pensare ad altro? alludendo al fondoschiena della giovane. Gianni mi fulminò con lo sguardo, poi, con un sorriso, rispose, sempre in dialetto: ma tu sei veneziano come me? Così diventammo grandi amici. In questo modo ho avuto l’onore di conoscere la sua straordinaria umanità. Come politico lo stimavo profondamente e mi fa piacere che il sindaco di Venezia, nel ricordarlo, lo abbiamo definito un grande statista”.

E dopo?

“Gianni fece in modo di coinvolgermi nel club “Più impresa”, dove c’erano tutti i nomi più belli degli imprenditori della provincia di Treviso. Abbiamo fatto grandi cose. Pensi che, dopo pochi mesi, abbiamo conquistato la guida degli industriali di Treviso. Ovviamente tutto questo non sarebbe stato possibile senza il supporto e l’aiuto di Gianni che era il nostro punto di riferimento culturale e politico. E ci ha dato molte volte dimostrazione della sua grande onestà intellettuale”.

A cosa si riferisce?

“Nel 1987 ero socio di Giuseppe (Bepi) Delonghi; avevamo una finanziaria insieme. Bepi mi chiese di conoscerlo, perché voleva acquistare la Indesit e sperava di contare sul sostegno del Ministro dell’Industria. Gianni, sempre in dialetto veneziano, ci disse chiaramente che non ci poteva aiutare. È stato grande anche nella sua passione sportiva”.

Perché?

“Perché è riuscito a mettere d’accordo ed a fondere veneziani e mestrini, tra i quali, com’è noto, esiste una grande rivalità. Senza di lui il Venezia Calcio non sarebbe mai approdato in serie A. Lui e Bernini sono stati due grandi politici veneti, oggi non ci sono più e siamo crollati tutti quanti. Era un politico che guardava lontano, i discorsi che sento fare adesso, li facevamo noi quaranta anni fa”.

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