La legge di bilancio 2019 mette a rischio il futuro degli Lsu

Per la prima volta nella storia, la scadenza della Convenzione dei lavori socialmente utili è stata anticipata al 31 ottobre.

A prevederlo è, infatti, la legge di bilancio 2019 (vale a dire n.145/2018) all’art.1, comma 446, lett. h).

Questo significa che se gli enti pubblici non riuscissero a procedere alla “stabilizzazione” delle oltre 9mila unità interessate, il sistema potrebbe cedere con conseguenze disastrose, sia dal punto di vista occupazionale che per quanto riguarda l’impossibilità di garantire il funzionamento di alcuni settori della macchina amministrativa.

Di questo e di altri temi abbiamo parlato con Luca Barilà, segretario nazionale della Felsa Cisl.

Quanto è rischiosa questa “anticipazione”?

“Fino ad oggi mai si era prevista una interruzione delle attività prima del termine dell’anno. Si tratta di una scelta incomprensibile, che crea enormi difficoltà anche per i percorsi di stabilizzazione, perché, da un lato, si invitano gli Enti a procedere alle assunzioni, dall’altro si interrompono le attività prima della fine dell’anno. Evidentemente tutte le assunzioni non potranno essere completate entro quella data, per cui si crea il paradosso che un Ente dovrebbe stabilizzare un lavoratore che non è attualmente in attività; il che è impossibile”.

Chi sono i lavoratori socialmente utili?

“I lavoratori socialmente utili sono soggetti in stato di svantaggio nel mercato del lavoro, impiegati presso gli Enti Locali da oltre vent’anni in attività finalizzate alla realizzazione di opere ed alla fornitura di servizi in favore della collettività”.

Che tipo di rapporto viene instaurato con l’ente locale?

“Il Consiglio di Stato, nelle ormai celebri sentenze n. 1253/2007 e 3664/2007, ha chiarito che le attività socialmente utili non costituiscono rapporto di lavoro, non determinano la cancellazione dalle liste di collocamento e di mobilità, né danno diritto al versamento di contributi previdenziali”.

E dal punto di vista della contribuzione: come vanno le cose?

“Viene riconosciuta la contribuzione figurativa, utile al raggiungimento dei requisiti per accedere alla pensione, ma non per il calcolo dell’importo della pensione. Le attività socialmente utili possono essere svolte fino al raggiungimento dei requisiti minimi per fruire della pensione di vecchiaia o anticipata”.

Quale è l’identikit del lavoratore lsu?

“I lavoratori possono essere distinti in tre categorie. C’è, innanzi tutto, la c.d. “platea storica”, finanziata con le risorse statali del Fondo Sociale per l’Occupazione e la Formazione (già Fondo per l’Occupazione). Poi ci sono i cd. “autofinanziati”, sostenuti con risorse proprie degli Enti presso cui svolgono le attività e poi gli “Lpu”, vale a dire i percettori di misure di sostegno al reddito (disoccupazione, mobilità, Cigs – Cassa Integrazione Guadagni Straordinaria) utilizzati da Pubbliche Amministrazioni”.

Che tipo di lavoro devono svolgere?

“Gli lsu sono per lo più impiegati presso Regioni, Comuni, Città Metropolitane, società partecipate dagli Enti Locali, Tribunali e Procure. Svolgono in sostanza attività di supporto ai dipendenti e non possono essere impiegati a copertura di carenze di organico”.

Quanto guadagnano?

“La legge prevede l’impiego per non più di 80 ore mensili. Gli Lsu percepiscono un assegno, rivalutato di anno in anno, il cui importo, per il 2019, è pari ad ~€ 592,97, cui si aggiungono gli assegni familiari, se dovuti. Gli Enti utilizzatori possono decidere di far svolgere ulteriori ore integrative (non più di tre al giorno), a carico delle loro casse, che li retribuiscono con riferimento alla paga oraria dei dipendenti di pari mansioni (in genere categorie professionali A o B)”.

C’è qualche eccezione?

“In Campania, ad esempio, ci sono molti profili professionali C tra geologi, ingegneri e architetti, i quali vengono impiegati nel sistema della Protezione civile e profondono il massimo impegno, salvo poi venire retribuiti poco rispetto alla loro elevata professionalità”.

Quanti sono gli Lsu in tutta Italia?

“Ad oggi, considerati anche gli LPU, sono più di 9.000 lavoratori tra Basilicata, Campania, Calabria, Puglia e Sicilia.

Perché vi sta a cuore la stabilizzazione di questi lavoratori?

“È una questione di giustizia e di dignità, perché parliamo di soggetti svantaggiati ai quali è stata offerta una misura di sostegno che nasce come temporanea, nel senso che al massimo doveva durare un anno, e che oggi, a furia di proroghe, è arrivata al ventiquattresimo anno di vita. È evidente che si è creata una aspettativa che non può essere tradita”.

Come sono avvenute le precedenti stabilizzazioni?

“Ci sono state assunzioni agevolate con contributi dello stato. L’ultima risale al 2009/10. In quel caso il Ministero del lavoro riconobbe 60mila euro di contributo per un triennio per ogni lavoratore assunto. Un minimo tentativo di recupero è avvenuto nel 2017. In questo caso, però, è stato erogato, peraltro “una tantum”, un contributo molto basso variabile tra gli 8 e i 12mila euro, a seconda che si trattasse di assunzioni part-time o full-time.L’anno scorso, grazie alle pressioni delle organizzazioni sindacali, con la CISL in prima linea, il ministro del lavoro ha messo a disposizione, recuperando fondi accantonati in precedenza e mai utilizzati, 290milioni di euro per le stabilizzazioni. Il denaro è stato, ovviamente, ripartito tra le varie Regioni. In questo caso viene erogato un contributo annuo di circa 9.300 euro per quattro anni per ogni lavoratore stabilizzato. Siamo al di sotto dei 60mila euro di una volta, ma si tratta pur sempre di una ghiotta occasione che dà all’ente locale la possibilità di programmare le assunzioni. Per procedere, infatti, c’è tempo fino al 2021 in base alla Legge Madia. C’è però un intoppo…”.

Di cosa si tratta?

“Il legislatore non ha previsto deroghe, per cui i comuni che non hanno posti disponibili nel piano di fabbisogno o vanno verso il dissesto o si trovano in una situazione di predissesto non possono procedere alle assunzioni pur volendo”.

Cosa chiedete dunque?

“Che alle misure di natura economico-finanziaria si accompagnino concreti interventi di tipo burocratico che permettano di svuotare definitivamente questo bacino”.

Download “29 maggio – La Voce dei Cittadini” 29-maggio-2019-La-voce-dei-cittadini.pdf – Scaricato 37 volte – 3 MB

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