Libertà civili a rischio con il decreto sicurezza

Il decreto legge 113/18 (meglio noto come “decreto sicurezza” o anche “decreto Salvini”), convertito con modificazioni in legge 132/18, ha introdotto cambiamenti molto rilevanti che incidono non solo sulle possibilità di accesso ad alcuni diritti finora riconosciuti ai cittadini stranieri regolarmente presenti sul

territorio italiano ma hanno ripercussioni anche sulla nostra vita quotidiana.

La Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili, rete di 37 organizzazioni della società civile che lavora per difendere e promuovere i diritti e le libertà di tutti, ha diffuso una piccola guida in cui mette in luce le criticità delle nuove norme alla luce della Carta del 1948. Ne abbiamo parlato con l’avvocato Gennaro Santoro che insieme a Marika Surace, Salvatore Fachile, Lucia Gennari e Luca Santini ha curato l’e-book in questione.

Avvocato Santoro cosa non va nel cd. “decreto Salvini”?

È davvero a rischio la libertà dei cittadini?

 “Purtroppo sì ed occorre anche chiarire, a scanso di equivoci, che le norme in esso contenute non riguardano soltanto gli stranieri”.

 In che senso?

 “Il decreto in questione contiene tutta una serie di norme che non hanno a che vedere nulla con il tema caldo delle migrazioni”.

 A cosa si riferisce?

 “Vengono introdotte nuove fattispecie di reato, si provvede ad un inasprimento del Daspo. Insomma le norme del decreto vanno a colpire soggetti diversi. Pensiamo al blocco stradale. Era stato abolito come reato, adesso è stato reintrodotto, tanto per dirne una”.

 Come è stato possibile tutto ciò?

“Le norme di cui stiamo parlando sono state sottratte alla discussione parlamentare sulla base dell’erroneo presupposto che ci troviamo in una situazione di emergenza.

Come i lettori sanno benissimo la Carta del ‘48 prevede una serie di requisiti per ricorrere alla decretazione di emergenza. Solo in casi straordinari di necessità e d’urgenza, il Governo adotta, sotto la sua responsabilità, provvedimenti provvisori con forza di legge.

I numeri ci dicono che i reati sono in calo e che le migrazioni non sono quel fenomeno di massa che si vuole far credere. Eppure è stato emanato il decreto sicurezza. Evidentemente i conti non tornano…”.

Voi della Coalizione Italiana per le Libertà e i Diritti civili come giudicate l’abolizione del permesso di soggiorno per motivi umanitari?

“Come l’effetto di una stretta che non ha ragione d’essere. Si vanno a colpire persone che non hanno alcun nesso con il terrorismo internazionale e che scappano dai paesi d’origine, perché sono minacciati i loro diritti fondamentali. Il decreto, inoltre, introduce nuove forme di detenzione a tempo indefinito e senza l’intervento di un giudice, in palese violazione della principi espressi dalla Corte europea dei diritti dell’uomo. I giudici dovranno faticare non poco per applicare queste norme in coerenza con l’articolo 10 della Costituzione”.

 Le critiche che muovere sono molto serie. Ciò nonostante il seguito di cui gode il Ministro dell’Interno – che ha fortemente voluto il decreto sicurezza – è molto alto, a giudicare dai risultati delle ultime consultazioni. Come si può spiegare tutto questo?

“Qui scatta la responsabilità di una parte della politica e dei mass media che, molto spesso, diffondono un certo tipo di notizie senza verificarne l’attendibilità. Si crea, ad arte, un clima di insicurezza, grazie anche all’apporto determinante dei Social. Col tempo le persone si rendono conto che non tutti gli stranieri sono delinquenti e terroristi e che bisogna perseguire chiunque violi la legge a prescindere dal colore della pelle, dalla provenienza o dal credo religioso. A forza di mistificazioni non si va da nessuna parte”.

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